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lunedì, aprile 14, 2008 DLING DLONG.
tra i vari messaggi promozionali di spingimento di produzioni a cui collaboro, cazzi miei, concerti miei e di amici e uscite di side project imbecilli, c'è pure l'angolo dell'endorsing! COMPRATE ABBIGLIAMENTO ITZEVIL (click) Itzevil! i vestiti che stanno bene alla gente che non sta bene. supportate itzevil (si legge izzìvol e non izzevil come dice un mio amico di termoli) e onoratene i relativi Megadirettori Generali Camilla e Vincenzo, andate all'inidirizzo myspace soprafornitivi e dategli i vostri cazzo di soldi. ![]() What good are the times that I catch you alone? It took an eternityi veri uomini mangiano pretzel e guardano le marmotte e io ho un alta stima della tua veriuominità. eh. Lo so che è dura ammettere di amare una marmotta. domenica, marzo 23, 2008 la nuova rubrica: i consigli di Lapalisse
se non vuoi stare in quel posto, alzati e recati nel luogo in cui vorresti stare, porcodio venerdì, marzo 21, 2008 hey tu porco levale le mani di dosso
diffidate di coloro che affermano di non avere nulla da nascondere: in realtà, è solo che hanno già provveduto a cancellare tutte le prove a loro carico. lunedì, marzo 10, 2008 martedì, marzo 04, 2008 "I broke up with this girl, and they put me with a psychiatrist who said, "Why did you get so depressed, and do all those things you did?" I said, "I wanted this girl and she left me." And he said, "Well, we have to look into that." And I said, "There's nothing to look into. I wanted her and she left me." And he said, "Well, why are you feeling so intense?" And I said, "Cause I want the girl." And he said, "What's underneath it?" And I said, "Nothing." He said, "I'll have to give you medication." I said, "I don't want medication. I want the girl." And he said, "We have to work this through." So, at that point, I took a fire extinguisher from the casement and struck him across the back of his neck."
non sono morta, è solo che dovrei assumere una segretaria. sto scrivendo un aggiornamento polposo, nel frattempo vi lascio con questa locandina-promemoria, inutile forse, visto che, come al solito, un'orda di ottomila gagnetti di età compresa tra i dodici e i diciottanni è già attesa ad ingombrare il pavimento danzante del rashomon, renderne inutilizzabili i sistemi di uscita di sicurezza, allungare la lista degli iscritti al s.e.r.t. di Villa Maraini, inventarsi turbe psichiche inesistenti ("mamma mamma! portami al CIM magari incontriamo pure quelli der truceklan, je chiedo l'autografo e mi faccio pure insegnare a falsificare le ricette del Minias) e belare all'unisono a noyz! a noyz! famose na foto insieme e se non venite al release party, addatevi qui myspace.com/bestoutnow ed acquistate senza indugio il quisottopubblicizzato mixtape (i feat li leggete sulla locandina) mercoledi 5 marzo in quel di Roma ![]() questa è la lista dei disadattati on stage Noyz Narcos Gengis Khan Il Turco (GDB) Dj Syne Supremo 73(GDB) Zinghero Duke Montana Mystic 1 Chicoria 1 Zuckero Santo Trafficante Benetti Dc Cole Miss Violetta Beauregarde Costa Inoki (da confermare) domenica, marzo 02, 2008 lettera aperta di woodie aulin a carlo pastore:
caro carlo pastore, cosa devo fare per andare a your noise? lettera aperta di miss violetta a carlo pastore caro carlo pastore, i tuoi maglioni da frocio sono ridicoli. io e l'agente vogliamo evidentemente cose diverse dalla vita. domenica, febbraio 24, 2008 sapete, clerks 2 è un film del cazzo. nessun uomo mollerà la ragazza che deve sposare per mettersi con voi.
giovedì, febbraio 21, 2008 qualcuno dica ai milanesi hype che la camicia a quadri buttava nel 93 ai concerti degli alice in chains
mercoledì, febbraio 20, 2008 comunicazione di servizio
spiacente, ma non accetto lezioni di vita da un teletubby. lunedì, febbraio 18, 2008 Una notte, verso la fine d'agosto, proprio nel colmo della peste, tornava don Rodrigo a casa sua, in Milano, accompagnato dal fedel Griso, l'uno de' tre o quattro che, di tutta la famiglia, gli eran rimasti vivi. Tornava da un ridotto d'amici soliti a straviziare insieme, per passar la malinconia di quel tempo: e ogni volta ce n'eran de' nuovi, e ne mancava de' vecchi. Quel giorno, don Rodrigo era stato uno de' più allegri; e tra l'altre cose, aveva fatto rider tanto la compagnia, con una specie d'elogio funebre del conte Attilio, portato via dalla peste, due giorni prima. Camminando però, sentiva un mal essere, un abbattimento, una fiacchezza di gambe, una gravezza di respiro, un'arsione interna, che avrebbe voluto attribuir solamente al vino, alla veglia, alla stagione. Non aprì bocca, per tutta la strada; e la prima parola, arrivati a casa, fu d'ordinare al Griso che gli facesse lume per andare in camera. Quando ci furono, il Griso osservò il viso del padrone, stravolto, acceso, con gli occhi in fuori, e lustri lustri; e gli stava alla lontana: perché, in quelle circostanze, ogni mascalzone aveva dovuto acquistar, come si dice, l'occhio medico. - Sto bene, ve', - disse don Rodrigo, che lesse nel fare del Griso il pensiero che gli passava per la mente. - Sto benone; ma ho bevuto, ho bevuto forse un po' troppo. C'era una vernaccia!... Ma, con una buona dormita, tutto se ne va. Ho un gran sonno... Levami un po' quel lume dinanzi, che m'accieca... mi dà una noia...! - Scherzi della vernaccia, - disse il Griso, tenendosi sempre alla larga. - Ma vada a letto subito, ché il dormire le farà bene. - Hai ragione: se posso dormire... Del resto, sto bene. Metti qui vicino, a buon conto, quel campanello, se per caso, stanotte avessi bisogno di qualche cosa: e sta' attento, ve', se mai senti sonare. Ma non avrò bisogno di nulla... Porta via presto quel maledetto lume, - riprese poi, intanto che il Griso eseguiva l'ordine, avvicinandosi meno che poteva. - Diavolo! che m'abbia a dar tanto fastidio! Il Griso prese il lume, e, augurata la buona notte al padrone, se n'andò in fretta, mentre quello si cacciava sotto. Ma le coperte gli parvero una montagna. Le buttò via, e si rannicchiò, per dormire; ché infatti moriva dal sonno. Ma, appena velato l'occhio, si svegliava con un riscossone, come se uno, per dispetto, fosse venuto a dargli una tentennata; e sentiva cresciuto il caldo, cresciuta la smania. Ricorreva col pensiero all'agosto, alla vernaccia, al disordine; avrebbe voluto poter dar loro tutta la colpa; ma a queste idee si sostituiva sempre da sé quella che allora era associata con tutte, ch'entrava, per dir così, da tutti i sensi, che s'era ficcata in tutti i discorsi dello stravizio, giacché era ancor più facile prenderla in ischerzo, che passarla sotto silenzio: la peste. Dopo un lungo rivoltarsi, finalmente s'addormentò, e cominciò a fare i più brutti e arruffati sogni del mondo. E d'uno in un altro, gli parve di trovarsi in una gran chiesa, in su, in su, in mezzo a una folla; di trovarcisi, ché non sapeva come ci fosse andato, come gliene fosse venuto il pensiero, in quel tempo specialmente; e n'era arrabbiato. Guardava i circostanti; eran tutti visi gialli, distrutti, con cert'occhi incantati, abbacinati, con le labbra spenzolate; tutta gente con certi vestiti che cascavano a pezzi; e da' rotti si vedevano macchie e bubboni. - Largo canaglia! - gli pareva di gridare, guardando alla porta, ch'era lontana lontana, e accompagnando il grido con un viso minaccioso, senza però moversi, anzi ristringendosi, per non toccar que' sozzi corpi, che già lo toccavano anche troppo da ogni parte. Ma nessuno di quegl'insensati dava segno di volersi scostare, e nemmeno d'avere inteso; anzi gli stavan più addosso: e sopra tutto gli pareva che qualcheduno di loro, con le gomita o con altro, lo pigiasse a sinistra, tra il cuore e l'ascella, dove sentiva una puntura dolorosa, e come pesante. E se si storceva, per veder di liberarsene, subito un nuovo non so che veniva a puntarglisi al luogo medesimo. Infuriato, volle metter mano alla spada; e appunto gli parve che, per la calca, gli fosse andata in su, e fosse il pomo di quella che lo premesse in quel luogo; ma, mettendoci la mano, non ci trovò la spada, e sentì in vece una trafitta più forte. Strepitava, era tutt'affannato, e voleva gridar più forte; quando gli parve che tutti que' visi si rivolgessero a una parte. Guardò anche lui; vide un pulpito, e dal parapetto di quello spuntar su un non so che di convesso, liscio e luccicante; poi alzarsi e comparir distinta una testa pelata, poi due occhi, un viso, una barba lunga e bianca, un frate ritto, fuor del parapetto fino alla cintola, fra Cristoforo. Il quale, fulminato uno sguardo in giro su tutto l'uditorio, parve a don Rodrigo che lo fermasse in viso a lui, alzando insieme la mano, nell'attitudine appunto che aveva presa in quella sala a terreno del suo palazzotto. Allora alzò anche lui la mano in furia, fece uno sforzo, come per islanciarsi ad acchiappar quel braccio teso per aria; una voce che gli andava brontolando sordamente nella gola, scoppiò in un grand'urlo; e si destò. Lasciò cadere il braccio che aveva alzato davvero; stentò alquanto a ritrovarsi, ad aprir ben gli occhi; ché la luce del giorno già inoltrato gli dava noia, quanto quella della candela, la sera avanti; riconobbe il suo letto, la sua camera; si raccapezzò che tutto era stato un sogno: la chiesa, il popolo, il frate, tutto era sparito; tutto fuorché una cosa, quel dolore dalla parte sinistra. Insieme si sentiva al cuore una palpitazion violenta, affannosa, negli orecchi un ronzìo, un fischìo continuo, un fuoco di dentro, una gravezza in tutte le membra, peggio di quando era andato a letto. Esitò qualche momento, prima di guardar la parte dove aveva il dolore; finalmente la scoprì, ci diede un'occhiata paurosa; e vide un sozzo bubbone d'un livido paonazzo. L'uomo si vide perduto: il terror della morte l'invase, e, con un senso per avventura più forte, il terrore di diventar preda de' monatti, d'esser portato, buttato al lazzeretto. E cercando la maniera d'evitare quest'orribile sorte, sentiva i suoi pensieri confondersi e oscurarsi, sentiva avvicinarsi il momento che non avrebbe più testa, se non quanto bastasse per darsi alla disperazione. Afferrò il campanello, e lo scosse con violenza. Comparve subito il Griso, il quale stava all'erta. Si fermò a una certa distanza dal letto; guardò attentamente il padrone, e s'accertò di quello che, la sera, aveva congetturato. - Griso! - disse don Rodrigo, rizzandosi stentatamente a sedere: - tu sei sempre stato il mio fido. - Sì, signore. - T'ho sempre fatto del bene. - Per sua bontà. - Di te mi posso fidare...! - Diavolo! - Sto male, Griso. - Me n'ero accorto. - Se guarisco, ti farò del bene ancor più di quello che te n'ho fatto per il passato. Il Griso non rispose nulla, e stette aspettando dove andassero a parare questi preamboli. - Non voglio fidarmi d'altri che di te, - riprese don Rodrigo: - fammi un piacere, Griso. - Comandi, - disse questo, rispondendo con la formola solita a quell'insolita. - Sai dove sta di casa il Chiodo chirurgo? - Lo so benissimo. - È un galantuomo, che, chi lo paga bene, tien segreti gli ammalati. Va' a chiamarlo: digli che gli darò quattro, sei scudi per visita, di più, se di più ne chiede; ma che venga qui subito; e fa' la cosa bene, che nessun se n'avveda. - Ben pensato, - disse il Griso: - vo e torno subito. - Senti, Griso: dammi prima un po' d'acqua. Mi sento un'arsione, che non ne posso più. - No, signore, - rispose il Griso: - niente senza il parere del medico. Son mali bisbetici: non c'è tempo da perdere. Stia quieto: in tre salti son qui col Chiodo. Così detto, uscì, raccostando l'uscio. Don Rodrigo, tornato sotto, l'accompagnava con l'immaginazione alla casa del Chiodo, contava i passi, calcolava il tempo. Ogni tanto ritornava a guardare il suo bubbone; ma voltava subito la testa dall'altra parte, con ribrezzo. Dopo qualche tempo, cominciò a stare in orecchi, per sentire se il chirurgo arrivava: e quello sforzo d'attenzione sospendeva il sentimento del male, e teneva in sesto i suoi pensieri. Tutt'a un tratto, sente uno squillo lontano, ma che gli par che venga dalle stanze, non dalla strada. Sta attento; lo sente più forte, più ripetuto, e insieme uno stropiccìo di piedi: un orrendo sospetto gli passa per la mente. Si rizza a sedere, e si mette ancor più attento; sente un rumor cupo nella stanza vicina, come d'un peso che venga messo giù con riguardo; butta le gambe fuor del letto, come per alzarsi, guarda all'uscio, lo vede aprirsi, vede presentarsi e venire avanti due logori e sudici vestiti rossi, due facce scomunicate, due monatti, in una parola; vede mezza la faccia del Griso che, nascosto dietro un battente socchiuso, riman lì a spiare. - Ah traditore infame!... Via, canaglia! Biondino! Carlotto! aiuto! son assassinato! - grida don Rodrigo; caccia una mano sotto il capezzale, per cercare una pistola; l'afferra, la tira fuori; ma al primo suo grido, i monatti avevan preso la rincorsa verso il letto; il più pronto gli è addosso, prima che lui possa far nulla; gli strappa la pistola di mano, la getta lontano, lo butta a giacere, e lo tien lì, gridando, con un versaccio di rabbia insieme e di scherno: - ah birbone! contro i monatti! contro i ministri del tribunale! contro quelli che fanno l'opere di misericordia! - Tienlo bene, fin che lo portiam via, - disse il compagno, andando verso uno scrigno. E in quella il Griso entrò, e si mise con colui a scassinar la serratura. - Scellerato! - urlò don Rodrigo, guardandolo per di sotto all'altro che lo teneva, e divincolandosi tra quelle braccia forzute. - Lasciatemi ammazzar quell'infame, - diceva quindi ai monatti, - e poi fate di me quel che volete -. Poi ritornava a chiamar con quanta voce aveva, gli altri suoi servitori; ma era inutile, perché l'abbominevole Griso gli aveva mandati lontano, con finti ordini del padrone stesso, prima d'andare a fare ai monatti la proposta di venire a quella spedizione, e divider le spoglie. - Sta' buono, sta' buono, - diceva allo sventurato Rodrigo l'aguzzino che lo teneva appuntellato sul letto. E voltando poi il viso ai due che facevan bottino, gridava: - fate le cose da galantuomini! - Tu! tu! - mugghiava don Rodrigo verso il Griso, che vedeva affaccendarsi a spezzare, a cavar fuori danaro, roba, a far le parti, - Tu! dopo...! Ah diavolo dell'inferno! Posso ancora guarire! posso guarire! - Il Griso non fiatava, e neppure, per quanto poteva, si voltava dalla parte di dove venivan quelle parole. - Tienlo forte, - diceva l'altro monatto: - è fuor di sé. Ed era ormai vero. Dopo un grand'urlo, dopo un ultimo e più violento sforzo per mettersi in libertà, cadde tutt'a un tratto rifinito e stupido: guardava però ancora, come incantato, e ogni tanto si riscoteva, o si lamentava. I monatti lo presero, uno per i piedi, e l'altro per le spalle, e andarono a posarlo sur una barella che avevan lasciata nella stanza accanto; poi uno tornò a prender la preda; quindi, alzato il miserabil peso, lo portaron via. Il Griso rimase a scegliere in fretta quel di più che potesse far per lui; fece di tutto un fagotto, e se n'andò. Aveva bensì avuto cura di non toccar mai i monatti, di non lasciarsi toccar da loro; ma, in quell'ultima furia del frugare, aveva poi presi, vicino al letto, i panni del padrone, e gli aveva scossi, senza pensare ad altro, per veder se ci fosse danaro. C'ebbe però a pensare il giorno dopo, che, mentre stava gozzovigliando in una bettola, gli vennero a un tratto de' brividi, gli s'abbagliaron gli occhi, gli mancaron le forze, e cascò. Abbandonato da' compagni, andò in mano de' monatti, che, spogliatolo di quanto aveva indosso di buono, lo buttarono sur un carro; sul quale spirò, prima d'arrivare al lazzeretto, dov'era stato portato il suo padrone. domenica, febbraio 17, 2008
giovedì, gennaio 31, 2008 mai confondere il sentimento affettivo con la sindrome del cane legato al guard rail.
vi saluto sodomiti, oggi io e l'agente scendiamo nell'Vrbe per un po'. e tu, mediocre lettore di questo blog, se stasera ti trovi a roma, accorri al circolo degli artisti che ci sono inoki, santo trafficante e malarazza (chicoria + duke montana + zinghero) mercoledì, gennaio 30, 2008 un fiocco sugli scarti che intende rifilarti (cit)
l'oblio, sorridere senza motivo, le gambe liquefatte sul pavimento di linoleum e la cessazione istantanea della percezione del dolore, fisico e non. il cervello impastato a una sacchettata di marsh mellows; la consapevolezza di costituire una presenza vezzosamente superflua, che se perpetrata si evolve in dannosa. non è colpa di nessuno se il mondo è stronzo. ma è certamente colpa mia se non sono in grado di ergere delle difese valide contro di esso. e sono cazzi mia, soprattutto. ma in questo momento le mere questioni esistenziali lievitano graziose ed evanescenti fino a dissiparsi a mezzaria se ora esisto, è solo un dettaglio. martedì, gennaio 29, 2008 "questa è la serata piu bella della mia vita!vado a pisciare"
questo film, all'apparenza una commediola leggera, è in realtà un alveo smisurato, trofico di mille quesiti esistenziali. e contiene battute da citare sufficienti per i prossimi due lustri. i lavori di sistemazione della nuova magione proseguono. è una sugosa pacchia abitare in un appartamento piccolo, confortevole, personalizzabile, in cui ogni oggetto è a portata di mano, e senza stanze enormi da riempire con non si sa cosa, strabordanti solo di punti interrogativi e di occhiaie. ora, com'è auspicabile i nostri problemi han fatto le valigie ed attraversato la soglia del nuovo rifugio con noi; ma in generale trovo l'esistenza meno disagevole avendo centro cittadino, centri commerciali, castorama, farmacia, aggiustatore di biciclette, pusher, ristorante cinese, stazione fs e cinema sotto casa; non piu risiedendo in una voragine nebbiosa distante, partendo da ogni punto cardinale, almeno km 3,5 da qualsiasi forma elementare di civiltà, e senza trasporti. all'inizio arrivi in un posto simile e la romantica idealizzazione dell'isolamento ti fotte all'istante "fico, un eremo inespugnabile che supporterà la mia totale assenza di volontà di confrontarmi coraggiosamente col mondo esterno" poi passano gli anni, e cominci a sbriciolarti la minchia della contropartita, aka il vuoto pneumatico assoluto, la mancanza di stimoli, le rinunce e le restrizioni. se ti ammali e non hai nessuno a casa che pedali per 5 km verso la piu vicina farmacia ti attacchi al cazzo e passi le giornate delirando a letto con una pezzuola bagnata in fronte tipo le sorelle di rossella o'hara ammalate di tifo, in Via Col Vento; tre anni fa cadde quasi un metro di neve, all'epoca abitavamo io l'agente e napo (tra l'altro, acquistate l'ultimo ottimo cd in cui canta "la chiave del venti" split uochi toki/eterea, su burp records), e per tre giorni rimanemmo chiusi in casa murati vivi, poichè nessuno aveva voglia di spalare la neve in cortile e nel viale sterrato, ci decidemmo solo la mattina del 4° e solo perchè le derrate alimentari erano terminate. è un dolce struggente rimembrare. mi sto facendo pian piano un servizio di posate, coltelli e utensili da cucina nuovo, taccheggiando i supermercati del circondario. un vezzo casalingo che mi voglio levare, così. qualche giorno fa era il turno dei cucchiai da minestra. credo di non essere mai stata cosi tesa nel compiere un taccheggio, pensa che figura di merda se mi sgamano con sei cucchiai nella borsa, che gli dico? "non è come pensate!!li usiamo per mangiare o al massimo basarci la barella" excusatio non petita accusatio manifesta, ah! gianni fa surf quanta roba si fa emme di emme a le pastiglie ed il crack sta canzone dei baustelle di cui trasmettono sempre il video è molto orecchiabile. forse il testo non dice proprio cosi. dentro al video c'è un ragazzo che è praticamente il sosia di vice cooler aka chris degli hawnay troof, gruppo con cui mi pregiai di suonare in tour svariati anni fa, cercatevelo su myspace.
vice cooler entrava in scena urlando, in scarpe da ginnastica calzettoni e slip di paillettes, ballava e si agitava come un derviscio per mezzora di concerto, spelvicava sul pavimento, faceva le piroette e i salti mortali atterrando apposta di ginocchia; ci narrò che con il suo altro gruppo, gli xbxrx, per un concerto volle sperimentare un ingresso pirotennico, e si presentò con i piedi avvolti da due palle di stracci imbevute di liquido per barbecue, a cui diede fuoco. ma il fuoco s'attaccò ai pantaloni e dovettero sedare l'incendio avvolgendo vice in una coperta. l'ultima data del tour suonammo in un circolo arci in provincia di bolzano, credo utilizzato dalla locale amministrazione Sudtiroler Volkspartei come strumento di ghettizzazione e monitoraggio dei giovani sediziosi. credevamo non sarebbe arrivato un cane a vederci, invece il posto, sito a metri 1500 sul livello del mare, fece da bacino di raccolta dei disagiati alternativoidi di tutte le vallate circostanti. come è noto, isolamento geografico uguale alienazione uguale disaggio uguale morte. infatti chris non voleva suonare perchè aveva paura che i locals lo avrebbero inchiodato vivo alle travi della sala concerto. grande concerto e grande serata.una tizia spaccò un reggitastiera addosso a un amico suo per storie di ketamina scadente. capite l'eroismo? cogliete lo stile? voi vi pippate la ketch ai rave. loro, camminando nei boschi in mezzo alla neve perchè c'è appena quello. come deve essere stare in k-hole dentro a un bosco? tipo la sigla di Don Chuck Castoro, temo. l'agente andava nei cessi delle tipe fingendosi americano, poi delle tipe lo sgamarono miserevolmente. alla fine della serata, per deambulare dentro la sala, calpestavamo i corpi della gente collassata. pernottammo presso dei locals che ci avevano messo a disposizione lo stube (fanculo, cercatevelo su google) per dormire. alle lignee pareti dello stube era appesa una croce con la supposta reliquia di un santo altoatesino X di cui non ricordo il nome. per un ateo americano medio, l'europeoide concetto di reliquia è difficile da metabolizzare. sicchè chris staccò la croce dal muro e ci spelvicò sopra urlando "i'm going to hell!!!i'm going to helll!!!" ma in quel momento entrarono nello stube i padroni di casa, saponificando chris con lo sguardo; erano tipo le cinque del mattino e noi stavamo facendo troppo bordello, ed essi si erano alzati per andare in stalla a mungere le mucche. capite la situazione. ed egli si liquefacette come sangue di san gennaro e scomparve tra le assi di legno del pavimento. ieri era il Giorno della Memoria. su rete4 davano schindler's list. ormai lo trasmettono ogni anno ad ogni giorno della memoria, un po' come Una poltrona per due alla vigilia di natale, o asterix e cleopatra il 26 dicembre. venerdì, gennaio 25, 2008 ![]() sappiamo che lo bramate. prodotta da LOU CHANO guest producers: DON JOE FUZZY ROUGH NOYZ NARCOS C.U.N.S. GIORDY BEAT GENGIS KHAN starring: NOYZ NARCOS METAL CARTER GEL COLE FABRI FIBRA DUKE MONTANA DANNO KAOS INOKI CHICORIA Mr P DOGO GANG SANTO TRAFFICANTE BENETTI DC MYSTIC 1 GENTE DE BORGATA CRIPPLE BASTARDS MISS VIOLETTA BEAUREGARDE ZINGHERO 1 ZUCKERO PINTA FACILE OI! JULIA ----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- registrato da Lou Chano e Rough al Quadraro Studio, Roma missato e masterizzato da Francesco "Fuzzy" Fracassi editing e post produzione: Lou Chano grafica: Scarful logo: Trips Und Traume foto: Albertine ------------ ----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- ----------------------------------------------------------------------------------------------------------------- Prodotto da Propaganda Stampato e distribuito da Universal sabato, dicembre 29, 2007 Poichè di Ella è il Regno dei Ciechi
sono testè tornata da milano. sto frequentando un po' troppo milano ultimamente, forse. sono testè tornata da milano, con un paio di sneakers (vedete? "sneakers". non va bene. sto frequentando troppo milano ultimamente) da terrona, una bici quasi nuova comprata dagli albanesi fuori dalla stazione fs, nuovi segni di unghiate sul coppino e morsi sulle guance, e un inferocito strascico ormonale, tanto che al mio sfrecciare sulla mauntainbike i rami ghiacciati degli alberi fioriscono e fruttificano. sto frequentando troppo milano ultimamente. al mio ritorno la vecchia magione è ormai una spelonca vuota e inospitale abitata da qualche scatolone. la vecchia magione è sempre stata una spelonca vuota e inospitale abitata da qualche scatolone. nella nuova Casa l'entropia ancora spadroneggia, ciononostante io e l'agente vi ci rifugiamo già come procioni nel sottotronco di un faggio. come nella vecchia abitazione non è successo mai. è un fardello, un impegno a tempo pieno, ma pure un privilegio, oppure solo un altra cuccia scavata nella merda, il fatto che il motore di tutte le attività che amo svolgere è lo stato di grazia per cui, ogni volta, è come se fosse la prima, MA trascorsa con l'ansia e la consapevolezza e la foga paranoica (per cui seguiti a voltarti indietro per controllare l'arrivo di un potenziale ostacolo e/o frapponimento tra te e lo stato di grazia; ma, cristo, nel frattempo chi ce la fa a smettere?), proprie del viver l'ultima? siete delle teste di cazzo se ritenete che questo stile di vita sia basato sulla contingenza e sul vivere alla giornata. vivere alla giornata il cazzo. tocca faticare di continuo, per costituire se medesimi un substrato affinchè la novità attecchisca ma non vegeti, affinchè essa cresca ma non muoia, calibrare l'istinto, calcolare le mosse, rimanere di vedetta sulle zampe anteriori, fare a coltellate cogli ego propri e altrui, accettare lo stato di fugacità e instabilità anche nei momenti in cui non la si tollera et consumimur igni giovedì, dicembre 27, 2007 chi non viene ascolta electro
il campanello della nostra nuova casa alessandrina emette lo stesso rumore dell'ipnorospo di Futurama.
mercoledì, dicembre 26, 2007 premessa: questo è un racconto di Natale, scritto a quattro mani con il mio amico Mattia, detto Agata (myspace.com/lelunghecigliadiagata), in un oretta circa mentre conversavamo su msn messengèr. Mattia detto Agata è stato buona parte del suo Santo Natale a farmi compagnia sul messengèr poichè mi trovavo a casa da sola, malata e senza pranzo di Natale. È vero diocane, non ridete, per una sfortunata concatenazione di sventure mi sono ritrovata in codesta spiacevole situazione. Comunque evviva Agata, a morte i traditori, come l’agente per esempio, che ieri sera è uscito dal lavoro e al posto di tornare a casa a farmi compagnia, assicurarsi che stessi bene e visionare con me la trilogia di Indiana Jones, Piramide di Paura e le prime tre serie di Futurama, ha preferito andarsi a sbronzare al pub per poi tornare alle sette del mattino e lamentarsi di essersi sbronzato al pub, con il suo cazzo di ridicolo New Era natalizio nero, oro e argento, non dissimile dalla carta per fare gli sfondi dei presepi, o dal cartone per le confezioni dei pandori deluxe, lui si che ha mangiato e fatto cenoni consumato generi alimentari e s'è pure sbronzato e starà giocando all'aspirapolvere umano con la sua amica cacariso tossica, che se un giorno mi gira il cazzo chiamo le guardie e gliele faccio arrivare in casa, dicevo l'agente si sta scialando mentre io sto a letto da due giorni a bere brodo fatto col dado, essendo che, dovendo traslocare, nessuno ha piu fatto spesa. tornando al racconto: il corsivo è mio, il resto di Mattia detto Agata.
Però. Metto in muto Justin e attacco in sottofondo, nello stereo, i Port Royal. Scorrono liquidi come il latte sulla Bjork di Cunningham, i Royal sono degli ammazzavampiri e dato che ho bevuto barolo fino a sbrodolarmelo sulla felpa della festa e ho voglia di succhiare del sangue vergine, mi faranno del bene. Una volta ho baciato uno dei Port Royal. Una volta ho baciato uno dei Port Royal, uno degli Ammazzavampiri e il suo bacio aveva lo stesso sapore di quello che facevano sul palco, aspro. Confuso.
È Natale, e con le ultime due uova rimaste nel frigorifero ho confezionato una frugale frittata. Laonde, l'ho scodellata su un piatto di plastica bianca, per poi recarmi a consumarla dove, se non sul Triclinio. Come un nibbio o un barbagianni, che artigliato l'inerme scoiattolo si rifugia nel nido a pasteggiare con esso.
Sms: sabato, dicembre 22, 2007 notti danzerine nel capoluogo regionale della lombardia.
qualcuno spieghi ai milanesi che gli occhiali da vista non sono di alcuna utilità, se si indossa solo la montatura priva di lenti. domenica, dicembre 16, 2007 Quando qualcuno dice:
questo lo so fare anch'io, vuol dire che lo sa rifare altrimenti lo avrebbe già fatto prima (cit. B.Munari) lunedì, dicembre 10, 2007 io sò il Dottore tu sei il Male Incurabile, che vuoi da me (cit. Benetti D.C.)
stavolta da una situazione interessante, puoi ricavare migolette di pane rotolate sotto il tavolo della mensa. o tutt'al piu ti è lecito consumare un colpevole pasto tipo fantozzi, insipidamente all'impiedi e badando di masticare mentre il dottore nazi non ti guarda. tu mancia! ma a Noi (plurale majestatis) non è mai fregato molto nè della natura degli alimenti, nel del luogo e del tempo di consumazione. basta che nelle adiacenze sia sempre pronta una toilette e relativo WC con scarico funzionante. io personalmente ho preso l'abitudine di non permanere in luoghi dove non sia ben visibile e raggiungibile il tasto di Espulsione Sedile. buoiiiiiiing. ah dimenticavo! incredibile dictu, stavolta non mi è consentito plasmare la situazione. guardala dal lato positivo: e cogli la ghiotta opportunità di amministrarti l'emotività come se fosse il piano aziendale di una ditta di marmi e laterizi. com'è che si diceva un tempo, a buon intenditore, Barra Spaziatrice. da una pubblicità di mtv: "libera il dj che è in te!" anche no. il dj, lasciatelo TUTTI QUANTI requiescere latente nelle pieghe dei vostri layer di dignità. grazie. venerdì, dicembre 07, 2007 violetta scrive (18.10):
senti ma tu come va a uomini in sto periodo ti sei fidanzata? No refusi allowed. scrive (18.11): si!!!!con un super nerd violetta scrive (18.11): dammi l'URL No refusi allowed. scrive (18.11): huahuahuahuahuahuahu uhahuahuahuahuuha mi piace questo piglio deciso con cui hai detto URL dando per scontato che avesse myspace violetta scrive (18.12): mala tempora currunt. hate mail del mese. ![]() (il Gel, informato sul contenuto dell'email, si tocca i coglioni e fa il gesto delle corna) a:"questi film sul nazismo che mi passa carter sono monotoni, finiscono tutti nello stesso modo"
b:"e sarebbe?" a:"che alla fine vincono gli ebrei" sono tornata al nord. io e l'agente abbiamo un trasloco da compiere. lasciamo la Magione degli Stronzi, la massicciata della ferrovia, le arnie di api assassine, l'alberi di fichi, le marmellate di roditori stanziali sul cavalcavia, il cavalcavia medesimo. le nutrie sovradimensionate e dal piglio cosi arrogante che quando stai pedalando verso casa e t'attraversano la strada, gli devi cedere il passo sennò ti seguono e ti lamano le gomme. insomma a breve ci installiamo nella casa della recentemente defunta nonna dell'agente. ella defunse quest'estate; il funerale avvenne una domenica mattina. brutta storia le cerimonie domenicali. che presagiscono un eventuale nostra partecipazione in after dal sabato sera, come è per l'appunto successo all'agente, che si è presentato alla funzione fatto di mdma come un culo, gli occhi delle Superchicche e quell'espressione da pirla tipica di un imbaratrato di empatogeni che cerca di conferirsi un contegno e rimane sorridente ma con gli angoli della bocca piegati all'ingiu nel vano sforzo di domare il gioione chimico. inappuntabile. ma tant'è, ora abbiamo una casa immersa nella civiltà del semicentro alessandrino, interamente personalizzabile ex novo, e ciò mi fa sborrare. dont fuck with my lobo frontale! nel frattempo, nei miei periodi capitolini, persisto nell'abitare nel fantozziano appartamento sulla tangenziale. settimana scorsa ci è stato dato in affidamento per qualche giorno il cane Cheese. il cane Cheese è un incrocio tra uno staffordshire e altro molossoide di cui ignoro la razza. io adoro Cheese. è un piccolo alligatore peloso, con la stessa potenza kg/cm2 di un alligatore, quando serra le mascelle di colpo. chissà come mai se esco di casa con il piccolo Cheese, nessun goliardico magrebino farcito di testosterone come un bignè alla merda osa rompermi i coglioni; e mi pare di passeggiare con in mano un ak47 carico. settimana scorsa la doppia N aka il Cugino Merda mi ha sottoposta alla consueta marchiatura annuale, stavolta sotto il girocollo. ah, la doppia N spacca i culi a tatuare, controllate voi stessi qui ed eventualmente contattatelo, miserevoli sodomiti, recatevi allo Swan Song tattoo studio a Roma dove verrete cortesemente accolti e fatevi sbragare. and before i hit the ground is there time could i find someone out there to save me nel frattempo applico il principio del divide et impera carburando a pieno regime. non ho nulla da perdere, peraltro, e le mani piene di carrarmatini in plastica. che dispongo e sparpaglio sulla planimetria con movimenti misuratissimi sorrido a:"guarda c'è un posto di blocco in fondo alla strada" b:"che minchia facciamo se ci fermano?" a:"fingiamo di essere morti, come gli opossum" b:"a questo serve national geographic channel" giovedì, dicembre 06, 2007 "cristì, prendilo finchè sei in tempo"
non scrivo piu qui sopra perchè ho perso le istruzioni di montaggio. che peraltro, erano scritte in sanscrito. martedì, novembre 27, 2007 A.U.L.I.N. scrive (1.15): trovatemi dei clap e dei rullanti, A.U.L.I.N. scrive (1.15): salvate la mia carriera violetta scrive (1.16): ci adopereremo. s.o.s. it's very emergency (cit.) mercoledì, novembre 21, 2007 c'è soltanto una cosa peggiore di un pirla che su myspace e msn utilizza l'avatar di se stesso disegnato come un personaggio di southpark;
e sarebbe, un pirla che su myspace e msn utilizza l'avatar di se stesso disegnato come un personaggio dei simpsons. venerdì, novembre 16, 2007 sono felice di non possedere armi da fuoco, oggi.
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entrate morte
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